TRILOGIA D’AUTUNNO: De Pictura

 

In una visione tipicamente eraclitea, è dall’incontro-scontro dell’essere e del non essere che nasce il divenire, a cui niente si può sottrarre e a cui l’Universo intero è legato.
Allo stesso modo nasce il Teatro; perché esso non è un qualcosa a sé stante, un luogo o un’istituzione:  il Teatro è la scintilla scaturita dalla luce e dall’ombra che combattono tra loro; è la frequenza d’anima che avviene nel rapporto fra silenzio e suono; è l’insieme delle pennellate dei corpi che lo animano, che lo vivono, che lo compongono.
Cosa può esprimere questa velata verità se non l’Opera?
L’Opera è la sublime rappresentazione del dilatarsi e comprimersi del cuore stesso, e le opere di Verdi, in particolare, sono l’emblema intrinseco degli ossimori intellettuali: attori dai mille volti, i “Vitangelo Moscarda” pirandelliani, ma con un’eleganza unica e caratterizzante.
E così, nello scontro, nel contrasto vitale che tutto genera, il Teatro dipinge in multiformi poesie.

 

“Lo spirito de la vita”
“[...] lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente”

   

“Nol vidi più! Come d’aurato sogno fuggente imago!”
“[...] Ed era volta lunga stagion… ma poi…”
“Che avvenne?”
“Ascolta.
Tacea la notte placita e bella in ciel sereno la luna il viso argenteo mostrava lieto e pieno…”

“Son fresca e turgida come un canto passato nell’erba ”
“vengo [...] da là dove gli amanti sfiniti dormono avvinti”

“Tutto è gioia, tutto è festa”
“tutto invitaci a goder!
Oh guardate, non par questa or la reggia del piacer?”

“Ah della Traviata sorridi al desio” 
“a lei, deh perdona, tu accoglila, o Dio.
Or tutto finì!”

“Mare sui viandanti di nebbia”

“Platone nella scuola di Atene”

“Io tra la nebbia di Giove”

“Traviata patiens”

“Il diluvio su Traviata”
riferimento all’opera “Il diluvio universale” di Léon Comerre

“Lo spirito naturale”
“lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere”

“Come in un quadro di Vermeer”

“I due amanti”

 “Perché tu m’ami, Alfredo, non è vero?”
“Sarò là, tra quei fior, presso a te sempre.
Amami, Alfredo, quant’io t’amo…Addio.”

 “Morrò!”
“[...] Conosca il sacrifizio ch’io consumai d’amor…
che sarà suo fin l’ultimo sospiro del mio cor.”

 “Ella si va” 
“[...] benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.”

 “Come in un quadro di Vermeer”

“Compianto su Violetta morta”

 “Tenne d’angel sembianza”
“che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’in lei posi amanza” 

N.d.A: un lunedì pomeriggio ci incontrammo per esporre le nostre opinioni riguardo a ciò che il progetto è stato. Ebbene, non mi capacito del perché, nonostante io mi costruisca costantemente scalette mentali per argomentare in modo vagamente intelligente, nel momento esatto in cui sta a me prendere la parola, il mio cervello inizi a balbettare affanni vuoti e pesanti, facendomi esordire la comunicazione disordinata con un terribile e distruttivo “boh”.
Non possedendo le doti oratorie tanto care ai vecchi sofisti, quindi, mi accingo a ringraziare tutte le splendide persone complici di questa avventura alla “Adventure Time”.
In primis, Cristina Muti, la quale, con quell’atteggiamento disinvolto e gioioso che possiede, ci ha trasmesso una incredibile voglia di lavorare, di agire, di essere protagonisti e autori stessi, oltre che semplici interpreti.
Poi Franco Masotti, Alessandra Dragoni, Martina Evangelisti, Marianna Panebarco, che hanno avuto la voglia e la disponibilità di mettersi in gioco per noi.
Dopodiché, tutti gli “addetti ai lavori”, i cantanti-attori, i tecnici, quelli-della-portineria: proprio tutti tutti; immagino che sia anche difficile, alle volte, avere “tra i piedi” una ciurma di esseri estranei, ma tutti coloro che ho visto lavorare all’interno dell’Alighieri per la Trilogia d’autunno lo hanno fatto con la massima efficienza, serietà e disponibilità.
Un grazie grande grande anche a tutti i miei compagni di viaggio, per le loro facce belle, pulite e sorridenti. In particolare a Anna Bonazza, per i sorrisi luminosi che mi lanciava ogni tanto dall’altra parte della platea e a Martina Zanzani, per gli sproloqui dopo-scuola nei palchetti.
Un grazie specialisssssimo a Giorgia Orioli, che è stata la “Cicerone” migliore che si potesse desiderare all’interno del progetto, e che con la sua voce giovane e squillante mi ha fatta sentire subito bene.
Poi un grazie a tutti quelli che hanno letto con pazienza i miei post (“ermetici”, dice mamma), a coloro che hanno apprezzato le foto e a coloro che le hanno detestate ma le hanno viste lo stesso, volenti o nolenti.
Grazie, infine, ad Agnese, per l’entusiasmo che mi ha trasmesso durante tutta la durata del progetto; a Jeremy, per la pazienza di sopportarmi anche quando mi arrabbio perché “fa tutto schifo!”; a Isabella e al mio prof di italiano, che mi hanno spinta a partecipare al progetto; a mamma, babbo ed Enrico, che mandavano da casa le eventuali critiche e le cronache solarolesi; a nonna e nonno, per avermi fatto piacere l’Opera da piccola.
E, ultime ma non ultime, le suore carinissime di Largo Firenze che mi hanno ospitata (sopportata) per tutta la durata del progetto, e, conseguentemente, tutta la tribù che abita con loro.
A tutti mando il mio pensiero, avete reso possibile una mia crescita importante.
Grazie!

Miriam Anconelli.