TRILOGIA D’AUTUNNO – Dialogo fra due osservatori

Dialogo sull’autenticità del teatro

Ultimi preparativi prima della prova generale de “Il Rigoletto”. È qui che la “macchina teatrale” si mostra nel suo più dinamico funzionamento: ogni singola operazione, anche la più banale,  rientra in un progetto di vastissime dimensioni che necessita dell’apporto di numerose energie creative. Sul palco, dei tecnici stanno sistemando con cura alcuni microfoni; in fondo alla platea, gli addetti al suono regolano, attraverso un grande mixer, i livelli dell’audio; a poca distanza da loro l’assistente alla regia sta discutendo con il direttore del coro. Un leggero rumorio si spande nell’imponente spazio. Sul palco c’è chi trascina pedane, chi posiziona del materiale scenico, chi è intento a martellare dei chiodi su alcune assi di legno e chi impartisce ai propri collaboratori articolate istruzioni. Le voci si accavallano confusamente:
<<Prova a chiedere a lui…>> <<Portatemi quel cavo>> <<Quale? Questo?>> <<Riusciresti a inclinare un po’ quel riflettore?>> <<Così può andare?>> <<Si>> <<Avete trovato il mantello di Rigoletto?>> <<Voi dovrete entrare da questa parte…>> <<Ancora no>> <<In fretta! In fretta!>> <<Ci siete?>> <<Ecco ecco! Basta così!>> <<Finalmente sei arrivato!>> <<Ok, ci siamo. Siamo pronti!>>…
Intanto due osservatori, avvolti dalla pesante penombra di un palco, stanno contemplando l’animato viavai che brulica sotto la luce del grande lampadario.

 

Osservatore 1

(appoggiandosi alla lucida ringhiera e rivolgendosi all’altro) Trovo veramente molto affascinati questi segreti momenti in cui teatro si costruisce: momenti in cui lo spazio si trasfigura e le più ardite fantasticherie incominciano a prendere forma. A volte, mi sembrano addirittura più stimolanti e sorprendenti dello spettacolo in sé.

Osservatore 2

Quello che dici è curioso… come puoi preferire, alla perfezione ultima con cui l’opera andrà in scena, la frammentarietà di questi momenti? Prove, preparativi, fasi di studio caratterizzate da sostanziali ripensamenti, offrono solamente impressioni incompiute e slegate dal contesto organico a cui si riferiscono.

Osservatore 1

Credo che tu abbia frainteso le mie parole. Semplicemente… per poter apprezzare e comprendere pienamente una rappresentazione, ritengo che sia importante entrare in contatto con quel lento e lungo processo creativo di stratificazione e rifinitura che porta alla genesi della forma finale.

Osservatore 2

Quindi sostieni che il momento della preparazione creativa, in cui tutto appare momentaneo e precario, sia quello che testimonia al meglio il carattere del teatro?

Osservatore 1

Esatto! Inoltre, è nella provvisorietà del “cantiere” teatrale che vengono alla luce le impalcature e le trame di idee che sostengono le più originali scelte stilistiche. Penso sia questo il miglior modo per prendere confidenza con nuovi linguaggi espressivi e imparare ad ascoltare il loro dialogo.

Osservatore 2

Ora che mi hai chiarito il tuo punto di vista, ti confesso di essere d’accordo con te; non è poi così infondato quello che dici.

Osservatore 1

Spero allora di averti suggerito una valida e nuova prospettiva con cui guardare il mondo del teatro.

(Entrambi si rivolgono verso il proscenio dove ormai tutto sembra pronto per la prova generale. Dopo pochi istanti il primo osservatore prende in mano un blocchetto e una penna e incomincia a scrivere; l’altro lo guarda incuriosito)

Osservatore 2

Non sapevo scrivessi…

Osservatore 1

Ah si… sono solo appunti sommari; pensieri ancora acerbi: bagliori di idee ispirati dalla nostra recente conversazione. Anche se trovo estremamente complesso catturare in poche frasi significative la moltitudine di immagini e tematiche che sono balenate nella mia mente.

Osservatore 2

(aspetta che l’altro abbia finito di scrivere) Un’irresistibile curiosità mi spinge a chiederti quali altre riflessioni stai cercando di far maturare.

Osservatore 1

Vedi… qualche giorno fa mi sono stupito di un fatto: ero qui e stavo assistendo alle prove del III atto del “Rigoletto”; e la tragica scena finale, in cui Rigoletto preso dalla disperazione dà sfogo ad un drammatico grido di dolore, è stata provata e riprovata innumerevoli volte; e nonostante questo la mia attenzione non è mai venuta meno.

Osservatore 2

E con questo cosa vuoi dire?

Osservatore 1

Voglio dire che era estremamente appassionante vedere come lo stesso finale potesse tingersi ogni volta di sfumature differenti, nuove e inaspettate; come all’interno di uno sviluppo predeterminato si desse spazio ad una libera e inconsapevole creazione da parte dell’attore.

Osservatore 2

Incomincio a capire cosa intendi… ma ti prego, continua!

Osservatore 1

Ritengo che l’attore sia un divenire continuo poichè non agisce e non reagisce mai allo stesso modo; c’è sempre una componente di casualità e inconsapevolezza nell’interpretazione che propone; egli conosce benissimo le linee guida dello sviluppo drammatico, sa come deve muoversi sulla scena, sa cosa deve cantare ma non sa che emozioni muoveranno la sua interiorità, non sa con che intensità andrà a vivere il presente della rappresentazione.

Osservatore 2

E ritieni quindi che risieda in questo l’autenticità dello spettacolo teatrale?

Osservatore 1

Assolutamente! È infatti la contingenza e l’irripetibilità dell’evento che spinge lo spettatore a immergersi nella realtà che il sipario dischiude davanti ai suoi occhi, una realtà fatta non solo di rigide intenzioni artistiche programmate ma anche di imprevisti, spontaneità, libertà, soggettività… Tutte cose che la riproducibilità tecnica dell’arte sembra aver dimenticato a favore di una fredda perfezione. Ma l’arte deve saper anche, e soprattutto, accogliere l’imperfezione e l’estemporaneità! Questi sono gli elementi che, a mio parere, rendono l’opera viva, unica ed autentica! Ed è forse questa consapevolezza che ha guidato il compositore tedesco Richard Wagner a ideare, per ospitare la famosa tetralogia “L’anello del Nibelungo”, un teatro provvisorio in legno destinato a esser dato alle fiamme alla fine delle rappresentazioni.

Osservatore 2

(leggermente stupito) Questo è sicuramente un modo estremo, e anche un po’ avveniristico, di sottolineare l’importanza di un evento che è stato e non sarà più!

(Il primo osservatore si mostra pensieroso; riprende il blocchetto e appunta velocemente alcune parole, poi lo richiude)

Osservatore 1

Forse siamo andati troppo lontano con questi ragionamenti…

Osservatore 2

Ragionamenti arditi su argomenti insoliti ma pur sempre di grande e profondo interesse! (pausa) Ne scriverai? Per quel progetto… VerdiWeb, se non sbaglio.

Osservatore 1

Molto probabilmente.

(il graduale spegnimento delle luci di sala annuncia l’imminente inizio della rappresentazione)

Ma ora sediamoci… tra qualche minuto dovrebbe iniziare la prova generale.

Dopo pochi minuti il sipario si apre: un flusso di immagini, suoni e rumori, cattura e trascina gli spettatori in un mondo metafisico e irreale, le scene si susseguono dinamicamente senza interruzione, l’azione confluisce verso un tragico e ineluttabile finale; al termine del III atto, ogni cosa viene inghiottita dalle tenebre, svanendo così in quel nulla da cui era nata; mai più gli attori saranno capaci di vivere le medesime situazioni, i medesimi stati d’animo. Tutto ritornerà, eternamente tutto muore per poi rinascere, ma mai allo stesso modo.