TRILOGIA D’AUTUNNO: Time is not what it is but how it is felt

Sedersi lì, oppure alzarsi. Camminare. Ogni volta, tante volte, finché lo desideri. Per spiare, rubare, saziare curiosità mai ipotizzate.
Se la prova prelude all’esperienza completa della recita, allora diventarne spettatore è semplice finestra aperta sul meccanismo creativo (e materiale, e tecnico).

Ma se la prova resta momento non ripetibile che a nulla conduce, se la prova basta a se stessa? Cosa rimane allora, nei ricordi, del tempo della prova?

La prova mostra ciò che non dovrebbe essere visto, la prova svela e poi ri-vela.
Ho visto la Traviata? Ho sentito il Trovatore?
No. Ho accolto e conosciuto frammenti di un pensiero, di una fantasia, di un lavoro.
Frammenti vissuti con discontinuità, col rimpianto di non averli presi con più forza e più a lungo. Frammenti incastrati con molto, troppo altro. Frammenti raccolti ma anche, forse, perduti e dimenticati nell’aria scura del teatro.

Dell’esperienza conservo scintille, vive oppure affievolite. Desiderate e divorate. Oppure non capite.
Dell’esperienza tocco i suoni caduti, fisso i nomi lontani, respiro le luci non più accese.

Dell’esperienza fa parte il tempo concluso e lo spazio lasciato vuoto.
Dell’esperienza fa parte anche ciò che non è stato.

Dell’esperienza fa parte anche ciò che non si ricorda.

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