TRILOGIA D’AUTUNNO: Con gli occhi aperti e le orecchie tese. Intervista ad Amin Zarrinchang.

 Amin suona il contrabbasso e fa parte dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Lo incontro vicino alla portineria del teatro poche ore prima che vada in scena Il Trovatore, e ne approfitto per chiedergli come si percepisce e come si vive l’opera lirica dal punto di vista di un musicista.  

L’opera sentita dal golfo mistico: che percezione si ha di quello che succede sul palco?

Dal golfo mistico spesso si ha una percezione dell’opera che non è proprio quella che si ha dalla platea perché anche l’acustica cambia. Abbiamo il prolungamento del palcoscenico sopra la testa e alcuni di noi suonano coperti completamente dal prolungamento quindi la percezione di quello che sta succedendo sopra alle volte è un po’ problematica. Bisogna stare attenti e drizzare veramente le orecchie. Alcuni di noi, invece, hanno la fortuna di suonare un pochino più in avanti, verso la platea, quindi possono percepire veramente quello che è l’effetto finale, l’effetto reale.

Ma professionalmente parlando, quali sono le difficoltà per voi musicisti nel golfo mistico?

Per quello che riguarda l’aspetto professionale, noi dobbiamo avere sempre le antenne ben dritte per cercare di acchiappare eventuali incidenti che possono succedere e cercare di assecondare il più possibile il cantante, cercare di assecondare quelle che sono le direzioni che ci vengono consigliate, che ci vengono suggerite dal palcoscenico: per esempio un cantante tarda e magari non l’aveva programmato, un cantante stringe e in prova non aveva stretto, oppure se c’è un respiro che il cantante ha bisogno di prendersi perché in quel momento ha bisogno di prendere un fiato per fare un’agilità, per fare una cadenza, quindi molte volte c’è da stare attenti, usare l’udito! Bisogna essere molto reattivi, non riusciamo a goderci lo spettacolo perché dobbiamo essere vigili, attivi e pronti a qualsiasi situazione e questo è quello che noi sentiamo. Poi addirittura tra di noi non ci si sente molto bene, per esempio noi contrabbassi abbiamo trombe, tromboni dalla parte completamente opposta della buca quindi delle volte facciamo anche fatica ad avere una percezione reale di quello che dieci metri più in là stanno facendo gli altri. Bisogna cercare di ascoltarsi l’un l’altro, l’udito è proprio importante per noi come senso.

E oltre l’udito, quale altro senso è importante per voi?

La vista! C’è un Maestro che concerta sul podio quindi diciamo che lui dovrebbe darci delle indicazioni che noi dovremmo seguire, lui è il tramite. Il Maestro che concerta è proprio l’anello di congiunzione tra quello che succede sopra e quello che succede sotto perché lui vede sopra, dirige sopra ma dirige anche sotto e teoricamente lui è il collante di tutto. Poi il tatto è importante, per il contatto con lo strumento, però quella è più una dimensione individuale. Ai fini della riuscita dello spettacolo penso che l’udito e la vista siano i sensi più stimolati.

Scusa la domanda, forse sciocca, ma come fate a vedere in quel buio?

Hai ragione è buio. Noi a volte scherzando diciamo di sembrare come dei minatori perché il buio del golfo mistico con le lucine richiama alla mente una specie di grotta, sembra come scendere in miniera. Siamo in un ambiente molto scuro, ma vediamo quello che è importante: la parte, le luci sul leggio, qualche volto e il Maestro.