TRILOGIA D’AUTUNNO: cortometraggio “DEVOTISSIMO SERVITORE”

“DEVOTISSIMO SERVITORE”
scritto e diretto da Matteo Bevilacqua & Barbara Ciriello

con (in ordine di apparizione)

Luca Dall’Amico
Luciano Ganci
Anna Kasyan
Monica Tarone
Bülent Bezdüz

e i cast della Trilogia Popolare – produzione Ravenna Festival

direttore della fotografia – postproduzione – riprese: Matteo Bevilacqua
scenografia – ricerca – riprese: Barbara Ciriello

prodotto nell’ambito del progetto VerdiWeb © Fondazione Ravenna Manifestazioni 2012
si ringraziano la signora Cristina Mazzavillani Muti, Franco Masotti ed Angelo Nicastro, il Maestro Nicola Paszkowski e l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Marianna Panebarco, Andrea Bernabini, i colleghi di VerdiWeb, lo staff del Teatro Alighieri e l’ufficio stampa di Ravenna Festival.

SINOSSI
Parte I Introduzione

Copiare il vero può essere una buona cosa, ma inventare il vero è meglio, molto meglio.

Parole usate dal Grande Maestro Giuseppe Verdi diversi anni or sono, oramai, ma non per questo ne hanno perso di significato o di forza. Una delle componenti fondamentali del suo pensiero e del suo lavoro erano proprio la continua ricerca della realtà, della potenza. Uomo risorgimentale in tutto e per tutto, nel suo privato come nel pubblico, attivo politicamente nei fatti e nelle sue opere, con la creazione di personaggi combattivi e tenaci, ma soprattutto veritieri e vivi.

Siamo nel 1800. Uno dei luoghi di maggior logos e d’aggregazione popolare era il Teatro: mass medium con funzione mitopoietica’. Urgenza comunicativa la caratteristica fondamentale, con temi da trattare comuni a tutti per riuscire a suscitare qualcosa negli spettatori, parlando di politica, in modo più o meno velato, di problemi o d’attualità.

Il Maestro nel suo percorso melodrammatico è stato esaustivo. Tre le opere analizzate e trattate da Ravenna Festival, non tre a caso, ma la “Trilogia Popolare”. Tre lavori composti in pochi anni, i cui temi hanno suscitato grande interesse dalla prima loro rappresentazione fino ai giorni nostri, con assoluta capacità di plasmarsi con grande naturalezza in ogni tipo di regia. Le tematiche predilette della poetica verdiana, come le passioni forti, il triangolo amoroso e le complesse relazioni tra genitori e figli, sono unite dalla spinta propulsiva di quello che non si vede in scena, narrato come antefatto o evocato dai presenti.

Verdi non è interessato alla visione romantica dell’amore, ma al valore politico del teatro, mettendo nei temi d’amore modi di cantare guerrieri, come Azucena, Violetta o Gilda.

 

Parte II Il libretto

Il libretto è uno dei componimenti primari dell’opera. E’ quasi sempre il risultato di un riuso, di un riadattamento di testi preesistenti su vicende e personaggi spesso già noti, utilizzando il vantaggio della preconoscenza della trama per lasciare più spazio al linguaggio non informativo della musica.

A meno che non si abbia studiato la storia del Melodramma, in pochi ne sono a conoscenza. Il nostro progetto video nasce dall’esigenza di mettere in evidenza questo punto, cominciando le riprese con la voce di Luca Dall’Amico nella lettura dei testi che hanno ispirato Verdi e i suoi librettisti.

Primo fra tutti il testo di Victor Hugo, Le roi s’amuse, che è stato di ispirazione per la costruzione di Rigoletto:

Bambina mia… avevo bisogno di te, ogni tanto ho bisogno di sentirmi amato. 

Tua madre è il segreto di un amore che è passato come un lampo sopra di me. 

Ascoltami, fuori di qui, forse c’è chi mi disprezza, chi mi odia. 

C’è un altro cuore che risponda al mio affetto? Tu sei il mio tesoro, tu sei tutta la mia ricchezza!…
Ti scongiuro, resta chiusa qui dentro! 

Se sapessi, bambina mia, com’è nociva l’aria della città…

Si è scelto questo brano poiché il personaggio si spoglia delle sue vesti mostrando una umanità che “non gli appartiene” se ci basiamo unicamente sul suo aspetto fisico. Egli è si un gobbo, ma in primis è un uomo, che ha amato e che ama ancora, uomo dal cuore tenero che ha bisogno dell’affetto della figlia.

Secondo brano è preso da El Trovador di Antonio Garcia Gutierrez:

I personaggi, anche se sono ben delineati, non hanno un carattere forte. 

Un uomo egoista ed ambizioso, che merita bene il suo destino, un altro senza scrupoli, debole.. 

Ma colei che più maggiormente ha un animo impaurito e poco tenace è Leonor, la quale, conoscendo il suo dovere, non ha forza, ne volontà di realizzarlo…

Questa è una parte importante perchè sottolinea la figura femminile non come vittima ma ne denota una forza e tenacia tipiche di una vera guerriera, impronta data da Verdi alle sue eroine della Trilogia, e non solo. Personaggi combattivi e non vittime della società o della classe sociale più alta: donne e uomini valorosi, pronti a morire per i propri ideali.

Terzo La Signora delle camelie di Alexandre Dumas per la stesura de La Traviata:

Credo non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, 

come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente. 

Non avendo ancora raggiunto l’età nella quale si inventa, mi accontento di riferire. 

Invito per tanto il lettore a convincersi della realtà di questa storia on cui tutti i personaggi, 

tranne la protagonista, sono ancora vivi…
La morte aveva purificato l’aria di quella splendida fogna.

Un similare pensiero del Compositore.

 

Dopo ogni testo letto dal nostro Anfitrione, la nostra idea è stata quella di rielaborare, proprio come in passato si faceva per il Melodramma, le storie delle tre Opere, trasformandole in piccoli cortometraggi.

Alla fine di ogni set un rimando all’opera in scena dal teatro Dante Alighieri.
Parte III I mass medium

Ognuno dovrebbe provare rispetto davanti all’umanità che soffre. ”’

Verdi nelle tre opere ha utilizzato, come protagonisti, non uomini valorosi di professione, come guerrieri, dame o miti, bensì persone comuni, umili, quasi dei reietti della società. Un giullare di corte, uno zingaro ed una cortigiana. Li ha messi in scena spogliandoli dai loro abiti consueti e ne ha letto loro l’anima. Come detto prima, il teatro fungeva da mass medium. Nel 2012 i mezzi di comunicazione di massa sono cresciuti, ma i temi, o meglio i problemi, sono rimasti invariati. L’idea dei nostri cortometraggi interpretativi dell’Opera è tutta basata sul concetto dell’acquisizione di informazioni grazie a mezzi di comunicazione come il giornale, la radio e la televisione, notizie rilette ed utilizzate nel modo più brutale possibile, senza sensibilità. L’idea è quella di vedere delle persone comuni che di fronte a notizie forti e scomode per la società attuale, ne tirano fuori quelli che potevano essere i problemi o i perché di simili questioni.

Nella prima storia abbiamo ipotizzato una trasmissione televisiva in cui si mettevano alla luce delle storie di persone fisicamente malformate, esattamente come Rigoletto. Fenomeni da baraccone, uomini uccisi nell’orgoglio, impotenti di fronte alla cattiveria umana, considerati veri e propri scherzi della natura, ma in realtà creature come le altre, con sentimenti e passioni.

La seconda scena è data da Luciano Ganci che sta guidando per le vie di Ravenna mentre ascolta la radio. Nella trasmissione viene data voce alle posizioni più rudi ed estreme di regolari ascoltatori in reazione ad eventi riguardanti la questione dei clandestini in Italia. Nel frattempo egli diviene un fermento, toccato nell’animo di persona coinvolta in questo genere di discriminazioni inizia a cantare tra sé

Di quella Pira,

l’orrendo foco..

In auto è in compagnia da Anna Kasyan, che assiste silenziosa allo sfogo, ma una volta discesa dal veicolo si dirige verso il liceo per assistere ad un corso serale intonando i versi di

Tacea la notte placida

E bella in ciel sereno…

Uno dei problemi di maggior attualità del momento: persone di diverse etnie alla ricerca di un posto dove poter vivere meglio. I media ci dicono che a causa loro noi staremo sempre peggio, che aumenterà la delinquenza, che non ci sarà più lavoro. Sono solo persone che per disperazione lasciano i loro cari e le loro terre in cerca di fortuna.

La terza storia: Monica Tarone piange leggendo il giornale per il delitto di una prostituta uccisa senza pietà, e Bülent Bezdüz disperato vaga affrontando un drammatico scontro a distanza

Lei Così alla misera – ch’è un dì caduta,

di più risorgere – speranza è muta!

Se pur benefico – le indulga Iddio,

l’uomo implacabile – per lei sarà.

Lui …Volea fuggirla – non ho potuto!

Dall’ira spinto – son qui venuto!
Or che lo sdegno – ho disfogato,
me sciagurato! – rimorso n’ho.

Quanti casi simili ogni giorno vediamo, sentiamo  o leggiamo così, con pensieri da parte nostra negativi, s’è l’è voluta lei per esempio. Invece molte volte non si ha scelta di decidere della propria vita, debolezza o necessità, sicuramente non tutela del singolo individuo.

Tre storie, tre realtà, tre mondi e nessun cambiamento in più di cento anni. Siamo nel 2012. Sono passati molti anni. Come nell’800, così ora, assistiamo sempre più a forme di razzismo ingiustificato. Chissà se prima o poi si riuscirà a far capire al popolo che di fronte ad ogni persona si può nascondere un animo puro e nobile, senza farci influenzare da ciò che l’occhio vede, o da ciò che il nostro orecchio sente, senza voler indagare meglio e capire.

Molti maestri teatrali, forse per grande sensibilità, avevano gia pensato prima di noi, Verdi ne è l’esempio, uomo rinascimentale, di famiglia umile, che con la sua forza e caparbia, ma soprattutto con la sua grande visionarietà, ha trattato questi argomenti, in maniera fresca e dinamica tanto da essere trasposta in qualsiasi contesto, luogo e tempo. Uomo unico, che con la sua opera è riuscito ad unire un popolo, entrando nei teatri di tutto il mondo, facendo conoscere ed apprezzare l’opera Italiana, il suo genio fremente, la sua musica travolgente e penetrante. 2013: bicentenario della sua nascita. Si sente già il fermento di commemorazione in tutto il mondo, come al Dante Alighieri, che con qualche mese d’anticipo ci ha voluto regalare tre piéce del Maestro. Verdi, un uomo unico, che ha unito un popolo a livello mondiale, e noi, che cerchiamo di glorificarlo perché ci sentiamo parte del suo pensiero…

 

Diede una voce alle speranze e ai lutti.
Pianse ed amò per tutti.

G. D’annunzio

Note:
‘ Il teatro nasce come luogo deputato atto a parlare alla polis e per la polis.

” Titolo dato posteriormente la morte del Compositore. Il termine Popolare è da associare alla diffusione presso un pubblico assai vasto, ma anche in riferimento alle componenti strutturali del linguaggio musicale, dal fascino immediato, dai tratti semplici e caratteristici.

”’ Cit. G. Verdi.