Dal bianco del sole al rosso della pira

Dalla luce al buio, per incontrare una luce diversa. Dalla luce della strada al buio del teatro. Fuori c’è Ravenna. Dentro c’è Leonora.
Lo spettacolo è un flusso radioso unico, la prova è fatta di scintille. Sorprende di più.
Perché quella «sintesi della vita che ci si vede ricreare sotto gli occhi da corpi viventi» arriva per lampi staccati, di fronte a una platea semivuota e disordinata, tra i piedi di Leonora che scalciano contro l’impiccio della gonna lunga e Manrico che raccomanda ai fotografi «poi taggatemi su facebook». E il coro, individualità sparpagliate con gli occhiali e le giacche male abbottonate che dentro al buio dipinto della scena diventano ora voci senza carne, ora corpi senz’anima col dito puntato contro la bella Azucena.
Nello spettacolo il prima fatto di abiti da sistemare, passi da aggiustare e risate fuori posto non si vede, si sa. Lo si immagina. Nelle prove si alterna di continuo all’adesso teatrale.
Le prove sono più ricche dello spettacolo? Di sicuro altrettanto vive. E divertenti.

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