Anna Bonazza

Preferisce pensare a se stessa come lettrice prima che come scrittrice e lo manifesta divorando libri su libri, venerando Dostoevskij e Borges e, di tanto in tanto, riuscendo a innamorarsi di autori ancora viventi. È un’irriducibile paladina dell’arte contemporanea e cerca sempre nuove vittime da iniziare alle meraviglie dei musei. Afflitta da un’irrimediabile anglofilia crede che Shakespeare possa essere citato Continua la lettura

 

TRILOGIA D'AUTUNNO: Alla ricerca della pietra filosofale (parte III)

L’OPERA AL ROSSO: il principe e il povero Negli anni Settanta, Giuseppe Penone (Garessio 1947), esponente di quel fenomeno italiano che Celant ha battezzato Arte Povera, realizza una vasta e sistematica serie di fotografie il cui soggetto è la pelle dell’artista stesso. Così schedata la propria superficie, trasferita su quell’altra pelle che è la pellicola fotografica, Penone può proiettarla sullo Continua la lettura

TRILOGIA D'AUTUNNO: Alla ricerca della pietra filosofale (parte II)

L’OPERA AL BIANCO: maschere, sante e mousse di fragole Bruxelles è in festa. La folla ne invade le strade, ogni finestra è un brulichio di teste, ogni balcone è mani e bandiere che salutano la venuta di Cristo. Gli ottoni e i tamburi della banda cittadina sono quasi soffocati dal clamore, la strada esplode di rosso e verde e si Continua la lettura

TRILOGIA D’AUTUNNO: Alla ricerca della pietra filosofale (parte I)

Possiede un teatro vuoto la malia dell’assenza: come una tela che il pennello ancora non ha toccato, è il luogo dove tutto può ancora accadere. La creazione artistica è il sogno alchimistico del vile metallo che si fa oro, l’avventura della materia bruta e sterile – la creta come la grammatica – che deve affrontare il paziente e disciplinato lavorio Continua la lettura

Discorso sul metodo: Darwin nell'era di Youtube

Lo specchio si schiude, sboccia il chiarore delle vesti di Violetta, dal buio sguscia il corpo abbandonato. Come nel sovrapporsi di una diapositiva, sotto Violetta palpita un’altra immagine: i primi fotogrammi di Shame (2011) di Steve McQueen. Stessa ripresa dall’alto, stessa breve immobilità che fa delle stoffe un motivo pittorico, medesimo richiamo a una sessualità appena consumata o pronta a Continua la lettura

Rigoletto e Mr Hyde (con la partecipazione di Riccardo III)

Agosto 1888, Londra rabbrividisce: si scopre la prima vittima di colui che passerà alla storia come Jack the Ripper e la cui identità ancor oggi sfugge, insoluta. Fra i tanti che furono sospettati degli omicidi di Whitechapel, il caso più curioso è forse quello di Richard Mansfield, attore d’origine inglese ma naturalizzato americano, che in quello stesso agosto si trovava Continua la lettura

Di bambole e spettatori

Esiste una curiosa ricorrenza che colpisce il visitatore dei musei d’arte olandesi: presto o tardi ci si ritrova davanti una casa per bambole. Pare che un Rijksmuseum che si rispetti non possa mancare di esporre questo bizzarro oggetto, che poco appartiene alla tradizione italiana ed è al contrario profondamente connesso alla storia della borghesia nordeuropea. Certo è una presenza ben Continua la lettura

Alfred, Alfredo e le femmes fatales

Non ho mai potuto vedere un bacio filmato da Hitchcock senza un brivido. Sono troppo grandi le mani di Cary Grant chiuse sui capelli biondi di Eva Marie Saint in North by Northwest (1959), quasi scompare Kim Novak nell’abbraccio di James Stewart in Vertigo (1958) e persino uno dei più lunghi baci della storia del cinema, quello scambiato dai protagonisti Continua la lettura

Il paradosso di Mies e la tartaruga

1884, Parigi. Fra le pagine di un romanzo uscito presso l’editore Charpentier incede un’enorme tartaruga, il cui guscio è stato placcato d’oro e incastonato di pietre vere e artificiali: il titolo è Á rebours, l’autore Joris-Karl Huysmans (Parigi 1848-1907), la tartaruga è proprietà del protagonista Jean Floresses Des Esseintes. Il romanzo é destinato a farsi manifesto dello spirito decadente fin Continua la lettura

Lattaie, scheletri e il mistero della creazione

È il 1657 – o il 1658. Le strade di Delft devono essere chiassose – non si accumula ricchezza senza un po’ di trambusto, ma qui la luce svela quieta il biancore del latte versato, il giallo acceso della blusa, le mani arrossate della lattaia. Immaginate di potervi sporgere oltre la spalla di Jan Vermeer e spiare il lavoro meticoloso Continua la lettura

Kant e l'incubus

Nel 1790 é dato per la prima volta alle stampe il testo Kritik der Urteilskraft (Critica del giudizio) di Immanuel Kant. Kant (Könisberg 1724-1804) è la dimostrazione che si può nascere figli di un sellaio e finire per avere uno degli epitaffi più belli che siano mai stati scritti e la statura di uno dei più grandi filosofi dell’età moderna Continua la lettura